La sentenza è arrivata, i burocrati della UE non vogliono che i consumatori siano infornati correttamente e si nascondono dietro cavilli semantici. Compagnia del Cioccolato ha sempre ritenuto che la dicitura Cioccolato Puro aiutasse i consumatori, la Corte Ue ci dice l'opposto.
Crediamo che Governo e Ministeri competenti debbano impegnarsi per salvaguardare il comparto cioccolatiero italiano che ha sposato la qualità e la corretta informazione verso i propri consumatori. Compagnia del Cioccolato si impegnerà a supportare iniziative adeguate che abbiano questa finalità.
Il verdetto della UE
Roma, 25 nov. (Adnkronos) - L'Italia ha violato il diritto dell'Unione europea in merito alla denominazione di "cioccolato puro" in etichetta. A stabilirlo e' la Corte di Giustizia europea con una sentenza pubblicata oggi. "Il diritto dell'Unione relativo all'etichettatura dei prodotti di cacao e di cioccolato - si legge nella sentenza - armonizza le denominazioni di vendita di tali prodotti. Quando contengono fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao (detti sostitutivi), la loro denominazione resta immutata, ma la loro etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: 'contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao'".
Inoltre, si legge ancora nel testo della Corte europea "per i prodotti di cioccolato che contengono unicamente burro di cacao, e' possibile indicare sull'etichettatura tale informazione, purche' sia corretta, imparziale, obiettiva e non induca in errore il consumatore". "La normativa italiana prevede la possibilita' che la dicitura 'cioccolato puro' sia aggiunta o integrata nelle denominazioni di vendita o sia indicata in altra parte dell'etichettatura dei prodotti che non contengono grassi vegetali sostitutivi e commina ammende (da 3000 a 8000 euro) in caso di violazione".
La Corte quindi dichiara che "la normativa italiana, consentendo di mantenere due categorie di denominazioni di vendita che, in sostanza, designano il medesimo prodotto, e' idonea ad indurre in errore il consumatore ed a ledere il suo diritto ad un'informazione corretta, imparziale ed obiettiva. La Corte statuisce quindi che l'Italia e' venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del diritto dell'Unione".